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Poesia 2.0

Il dolce dardo

poesia damore
Cala del vespero repente l’ombra 
lugubri lanterne raggiano il severino calle, 
dall’alba dimeno pensoso i passi 
pace non trovo a torti e ambasce 
e del cane nero odo  il ringhio.
 
Allor serro caduco il ciglio 
mutando il Timpone con l’Ipogeo, 
ma al tintinnar dell’aureo pegno 
mi sovvien Taliarco e la vecchiaia uggiosa 
e del tempo l’inesorabile fuga.
 
E se il suo amor non fosse di granito 
ma di litigi o falle colmo? 
S’inverta infine il crudo fato  
e scagli sul ionico lido il dolce dardo!

Copyright © Francesco Pilieci