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Sanità: il mistero dell'armadio del San Camillo

armadio robotico
Farmaci su e giù da Piacenza con armadio robotico del San Camillo Forlanini.

Santori: "Necessarie verifiche farmacie in tutte le strutture", chiede il consigliere alla Regione Lazio, membro della Commissione Ambiente.
 
"La questione dello spaccio di farmaci del Policlinico Umberto I potrebbe essere la punta di un iceberg e apre un capitolo molto importante nel contenimento dei costi, quello relativo all’utilizzo dei farmaci all’interno delle nostre strutture ospedaliere. Ci chiediamo se le farmacie degli ospedali siano centralizzate o meno, perché solo in questa maniera è possibile verificare l’effettiva uscita dei farmaci e confrontarla con quanto somministrato ai posti letto in base alle terapie. Ad oggi esiste il mistero dell’armadio del San Camillo Forlanini, altro che farmacie controllate. E per chi cerca di svelare l’arcano, solo silenzi", così dichiara in una nota Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio e membro della commissione Salute, ritornando sugli arresti avvenuti nelle scorse ore di due magazzinieri del Policlinico Umberto I per spaccio internazionale di farmaci.
 
“C’è poi la questione curiosa del San Camillo-Forlanini, su cui attendiamo da tempo una risposta da parte del Presidente Zingaretti. Si tratta di un armadio robotico che ci è costato quasi 16 milioni di euro, un dispensatore automatico di farmaci per i pazienti ospitati nei posti letto dei vari reparti. Un macchinario che avrebbe dovuto garantire tracciabilità, efficienza, sicurezza e risparmio nella spesa dei farmaci, riducendo l’attuale spesa di 72 mln di euro di circa 10-13 mln di euro. L’armadio però ci costa quasi 3 mln di euro l’anno e nessuna risposta è arrivata sugli effettivi risultati dal 2010 ad oggi di un investimento così oneroso. Con l’interrogazione avrei voluto sapere, tra le altre cose, se corrisponde al vero che solamente il 15% del volume totale dei farmaci utilizzati dall’Azienda Ospedaliera è servito per tramite dell’armadio robotizzato e, soprattutto, se corrisponde al vero che le dosi unitarie non sono prodotte dall’armadio robotizzato, come previsto dalla gara d’appalto, e che le stesse, non venendo prodotte direttamente in loco ma nei laboratori di Piacenza, risultano avere un costo unitario a monodose finale più elevato”, conclude Santori.