Gio19102017

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Clima: il governo australiano paga per non inquinare

australia e gas serra
Il governo conservatore australiano ha dato il via oggi al controverso piano di contenimento del cambiamento climatico, con la prima asta con cui 'acquisterà' emissioni di gas serra dagli inquinatori. Al centro del piano detto 'Direct Action' vi è il fondo appositamente creato Emission Reduction Fund (Erf) di 2,5 miliardi di dollari (1,75 miliardi di euro) per pagare direttamente gli inquinatori per la riduzione delle emissioni, incoraggiando gli agricoltori a piantare alberi nativi o le porcilaie a catturare il metano emesso dagli animali.
 
Durante l'asta, da stamattina fino a domani sera, i partecipanti si impegnano sui livelli di emissioni che sono disposti a ridurre e indicano con offerta segreta un prezzo per tonnellata di CO2. L'ente governativo Clean Energy Regulator (Cer) stabilisce un tetto per tonnellata di CO2 per governare l'asta e assegnerà i contratti a chi offre di ridurre le emissioni al prezzo più basso. I prezzi resteranno segreti ma il Cer pubblicherà il prezzo medio pagato e il volume di CO2 acquistato.
 
Alla prima asta partecipano per lo più agricoltori e allevatori, mentre i maggiori generatori di emissioni come le centrali a carbone e le fonderie preferiscono aspettare per decidere in seguito secondo l'andamento dei prezzi.
 
Il governo di Tony Abbott, che in passato ha espresso scetticismo verso il cambiamento climatico, ha prontamente abolito dopo la sua elezione nel 2013 la tassa sulle compagnie maggiormente responsabili delle emissioni di CO2 (Carbon Tax) introdotta dal precedente governo laburista, come transizione verso un mercato delle emissioni simile a quello europeo. Al suo posto è stata creata la Direct Action, duramente criticata dagli ambientalisti, mentre gli stessi analisti che ne hanno formulato il modello ne mettono in dubbio l’efficacia. 
 
Alle critiche si è aggiunta la pressione diplomatica della Francia, che insieme a Usa, Gran Bretagna e Unione Europea chiede all’Australia di fare di più in vista della Conferenza sul clima del prossimo dicembre a Parigi. Un tema destinato a dominare i colloqui fra Abbott e il presidente francese Francois Hollande la prossima settimana a Parigi.
 
Il ministro dell’Ambiente Greg Hunt ha espresso fiducia nell’efficacia dello schema e nella capacità dell’Australia di raggiungere con lo schema stesso l’obiettivo programmato, di una riduzione entro il 2020 del 5% delle emissioni rispetto ai livelli del 2000. Meno fiduciosi gli analisti che hanno modellato lo schema. Secondo Hugh Grossman, direttore di RepuTex, compagnia di analisi dei mercati dell’energia e delle emissioni, resta da vedere se l’Australia potrà raggiugerne l’obiettivo. “Nel migliore degli scenari, il fondo Erf riuscirà ad acquistare emissioni pari al 50% dell’obiettivo stabilito, di circa 120 milioni di tonnellate. Nel peggiore dei casi, circa il 20%. (Ansa)