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Cultura

“Cesarino Cecere. Le mie avventure di ragazzo nù poco…stratanoso”

Cesarino Cecere
L’ultimo libro di Ivana D’Amore, presentato lo scorso 10 aprile al Palazzo delle Esposizioni, s’ispira ad un personaggio vero, un suo ex alunno.
 
Cesarino Cecere è un bambino disabile, non può parlare a causa di malattia (la sclerosi tuberosa) ma vuole comunicare ugualmente la sua voglia di vivere. Il mondo di un bambino silenzioso è, però, inevitabilmente diverso da quello di chi con le parole si esprime e con il suono della voce conquista e fa valere i suoi diritti. Ma chi lo dice che questa diversità non sia comprensiva di ricchezza di valori?
 
Cosa si nasconde nell’interiorità di un bambino costretto a convivere con la sua disabilità, ce lo racconta il libro di Ivana D’Amore presentato lo scorso 10 aprile presso la libreria Arion del Palazzo delle Esposizioni. Tra i relatori Ileana Argentin, deputata Pd e autrice della prefazione; Bruna Grasselli, docente di Pedagogia speciale alla Facoltà di Scienze della Formazione Università Roma 3; Guido Rilletti, ex docente di Lettere al Liceo Classico Giulio Cesare di Roma; Clea Scala, attrice, che ha letto alcuni brani del libro; Adriana Terzo, giornalista, che ha coordinato la presentazione.
 
Le avventure di Cesarino Cecere sono un viaggio nella mente che ci fa scoprire l’altro, il diverso e capire che noi non siamo le parole che diciamo. Dentro noi vive un mondo interiore, forse più semplice del mondo a cui siamo abituati, finanche migliore perché non si ferma alla superficie delle cose. Tutti dovrebbero imparare qualcosa da Cesarino, smettendo di enfatizzare i problemi talvolta banali con cui ci si confronta quotidianamente. Leggere questo libro serve a capire non solo la disabilità ma è utile a comprendere noi stessi nel tentativo di diventare persone migliori, persone più felici. 
 
C’è poi l’aspetto della lingua scelta dalla sua autrice, il napoletano quale linguaggio musicale che si sposa tra l’altro con la veste grafica del libro pensato come ad uno spartito, particolarità che potrebbe ben coniugarsi con una prossima rappresentazione teatrale.
Angela Francesca D’Atri