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Radon, nemico invisibile nei luoghi di lavoro

radiation warning
Intervista a Corrado ColizzaPortavoce dell' Associazione Gruppo di presenza che da anni porta avanti la sua battaglia per informare la cittadinanza sui rischi che si corrono da una mancata bonifica dei luoghi interessati.
 
Che cos'è il radon e in che misura nuoce alla salute?
Il radon è un gas radioattivo che deriva per decadimento dall’uranio, è inodore, insapore, incolore; è ubiquitario e perciò non è possibile eliminarlo totalmente. Di conseguenza tutte le normative in materia hanno come caratteristica generale quella di fissare dei cosiddetti livelli di azione o intervento, ossia dei valori di concentrazione di radon superati i quali raccomandare (o imporre) delle azioni di rimedio per ridurne la concentrazione. Sotto questi livelli il potenziale rischio è considerato “accettabile”. 
 Il principale danno per la salute legato all’esposizione al radon, è un aumento statisticamente significativo del rischio di tumore polmonare (vedasi la valutazione che ne dà l'O.M.S.). Il pericolo per la salute dell’uomo viene sia dal Radon che dai suoi prodotti di decadimento i quali, essendo elettricamente carichi, si attaccano al particolato dell’aria e penetrano nel nostro organismo tramite le vie respiratorie. Quando questi elementi “figli” si attaccano alla superficie dei tessuti polmonari, continuano a decadere e a emettere particelle alfa che possono danneggiare in modo diretto o indiretto il Dna delle cellule. Se il danno non è riparato correttamente dagli appositi meccanismi cellulari, può evolversi dando origine a un processo cancerogeno.
 
Si parla da tempo della presenza di questo gas sul territorio di Marino. Che natura ha, da dove proviene?
 La presenza a Marino, o meglio la conoscenza della presenza, di questo gas risale in occasione della moria di mucche in Cava dei Selci dodici/ tredici anni fa. Intervenne la protezione civile, le università romane, l’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia - si effettuarono misure quantitative e qualitative e risultò la presenza dei gas vulcanici, l’anidride carbonica, idrogeno solforato ed il Radon. Si è detto che si tratta di un gas ubiquitario, che risale dal terreno, che si trova nei materiali vulcanici (peperini, tufo, pozzolana, granito, etc) utilizzati nelle costruzioni, oltre che nell’acqua che attraversa il terreno e da questo viene emunta.
 
Ci sono zone del territorio, edifici particolarmente interessati dalla presenza di radon?
La zona più interessata coincide con Cava dei  Selci, dato che l’edificato si trova prossimo ad una micro faglia, ma come detto essendo ubiquitario lo troviamo in tutti i continenti. In Italia, per esempio, le regioni del Lazio e della Lombardia condividono i valori di concentrazione maggiore.  Il problema vero lo si riscontra nei seminterrati o in tutti quei fabbricati nei quali il pavimento grava direttamente sul terreno, senza alcuna impermeabilizzazione che possa evitare la risalita del gas dal terreno; ciò determina un incremento della concentrazione che può superare il limite di azione di legge e divenire fattore di rischio per la salute umana. 
 
 Come ci accorgiamo che siamo in presenza di una zona contaminata?
Date le caratteristiche del gas, i nostri sensi non lo percepiscono, ma dal momento che è radioattivo risulta misurabile. La legislazione del lavoro impone la misurazione nel caso di luoghi di lavoro come le miniere, oppure nei locali interrati seminterrati. Inoltre ne impone la misurazione anche nei locali a piano terra localizzati in aree caratterizzate da una concentrazione elevata. La normativa nazionale impone dai primi anni del 2000 la perimetrazione delle aree a rischio di Radon; purtroppo ad oggi la nostra Regione non ha adempiuto a tale obbligo, pur avendolo legiferato nel 2005.
 
Si parla spesso di bonifiche. In cosa consistono e a quali enti competono?
Per bonifica si intendono quegli interventi che riescono a riportare la concentrazione del gas entro i limiti di azione fissati dalla norma che ad oggi per i luoghi di lavoro sono rappresentati dal 500 Bq/mc, come concentrazione media annua, e 0,003Sv/anno come dose assorbita dal lavoratore.
Fondamentale, quindi, è la misurazione e la relazione che la accompagna; esistono Enti pubblici – come l’ENEA, Arpa Lazio, ISPRA, INGV - oltre ai così detti “Esperti Qualificati” che le effettuano e certificano.
Per le abitazioni non esiste una normativa ma soltanto una raccomandazione Euratom che risale agli anni 90 e che raccomanda di progettare e costruire in modo tale da avere poi all’interno una concentrazione media annua minore a 200 Bq/mc, mentre per gli edifici esistenti la concentrazione massima non deve superare i 400 Bq/mc.
Per ottenere tali valori occorre attuare una serie di accorgimenti, peraltro ampliamente sperimentati nel Veneto dalla locale ARPA, che tendono ad impedire il passaggio di gas dal terreno, o che creano una depressione sotto la superficie di contatto per estrarre il gas e quindi impedirne l’infiltrazione dal pavimento, etc. Questo nella costruzione del nuovo, per l’esistente i principi sono gli stessi: impermeabilizzazione, depressione da effettuarsi al di fuori del perimetro del fabbricato o all’interno nel caso di lavori di ristrutturazione. Non ci sono Enti addetti alle operazioni di bonifica. 
 
Come si può tutelare la popolazione?
Purtroppo ad oggi manca una legge nazionale che, fissando i limiti di azione all’interno delle abitazioni o negli ambienti di vita, tuteli la popolazione; esiste come detto, la raccomandazione dell’Euratom probabilmente in futura revisione per ridurre il valore dei limiti di azione.
Tornando alla Regione Veneto, occorre dire che con atto deliberativo ha adottato come concentrazione media annua per le costruzioni nuove o esistenti il valore di 200 B/mc. Nel Lazio purtroppo no. Occorre far misurare la concentrazione negli ambienti di lavoro e di vita per tutelare la propria salute, quella dei familiari e dei propri collaboratori.
 
I Comuni hanno possibilità d'intervenire?
Nei Comuni si accentrano due obblighi, infatti essendo normalmente proprietario dei fabbricati utilizzati sia a fini amministrativi che scolastici rientra nella legge che tutela il lavoratore; inoltre essendo il Sindaco autorità sanitaria locale l’intervento è d’obbligo per tutelare la popolazione, o una porzione, utilizzando in prima battuta l’ordinanza. D’altro canto la norma regionale consente ai comuni di presentare progetti per intervenire nei casi di concentrazione alta e conclamata, anche nelle more dell’approvazione del piano regionale che riporta la perimetrazione delle aree ad alta concentrazione.
  
Avete fatto ben 5 convegni sul tema con quali risultati?
Bella considerazione quella di valutare i risultati di cinque edizioni del convegno. Ebbene in poche parole: Ci sentivamo di farlo e probabilmente seguiteremo per tutto il tempo che occorrerà per convincere Amministrazione e residenti ad adempiere agli obblighi fissati per tutelare la salute umana. Abbiamo titolato il quinto convegno “il Radon, gas radioattivo, nei luoghi di lavoro. - La Scuola è un luogo di lavoro” per entrare nello specifico e richiamare l’Amministrazione ad intervenire nelle operazioni di bonifica nei tempi e nelle modalità di legge. Il fatto è che in una campagna di misurazioni nelle scuole e nei locali amministrativi, compiuta da precedenti amministrazioni, ben tre plessi scolastici sono risultati con una concentrazione superiore al limite di azione. Nel caso delle scuole, dall’obbligo a scendere fino all’infanzia, la norma impone di compiere la bonifica entro tre anni dalla misurazione. Tutto ciò non è avvenuto per cui, lavoratori (docenti e non) oltre che bambini seguitano a frequentare luoghi a rischio conclamato. Sono quattro anni che vediamo nell’elenco dei lavori da effettuarsi lo stesso impegno “Approvazione dei lavori di manutenzione e straordinaria e mitigazione del gas radon nei plessi scolastici: A.Frank, B. Ciari e I. Nievo). Facciamo comunque un caldo invito affinché i servizi di prevenzione e protezione del Comune e degli istituti comprensivi interessati responsabilmente possano dare vita ad una collaborazione continua a tutela dei lavoratori e dei bambini.
Angela Francesca D'Atri