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The artist is present

marina-abramovic
 
Eccoci qui per un nuovo appuntamento in questo caso speciale, perchè per descrivere l'opera dell'artista odierna siamo andati per voi in trasferta a New York in una fantasiosa trasvolata oceanica per raccontarvi la cronaca della performance dell'artista Marina Abramovic.
 
Eravamo io, Walterfest lo scrivente, Mario il benzinaio abituale consulente e Franco il gelataio in qualità di testimonial, grazie al contributo del nostro sponsor "fiori finti" l'opera - performance che andremo a raccontarvi sarà "The artist is present" realizzata da Marina Abramovic al Moma di New York, una performance durata tre mesi nel quale i visitatori avevano la possibilità di sedersi di fronte all'artista e di guardarla in silenzio per pochi minuti, durante il mese di Marzo l'artista ha indossato un abito blu, nel mese di Aprile un abito rosso e in Maggio un abito bianco, è una performance intensa lenta nell'azione ma vissuta con grande emotività, tutto si svolge in un grande e vuoto ambiente l'artista è seduta su una semplice e razionale sedia di legno chiaro, al centro un tavolo della stessa fattura, sul lato opposto il visitatore di turno anch'egli seduto su eguale sedia, nell'aria  tutto è freddo  misto a calore bollente diffuso in un assoluto immobilismo silenzioso, i visitatori come un mantra aspettano il contatto, ogni loro pensiero è una moltiplicazione di energia, sono sicuro si chiederanno dov'è l'arte, si chiedono perchè sono lì, qualcuno rinuncia, qualcuno vuole a tutti i costi affrontare la prova nella quale nessuno sarà vinto o vincitore e l'artista è decisa a dare tutta sè stessa in pasto al mondo sapendo che alla fine tutti saranno uniti in un grande abbraccio, dov'è l'arte?
 
Dov'è la bellezza, la costruzione, la visione, la materia, dov'è l'arte da vedere con gli occhi per assaporarne i colori, dov'è la fantasia, dov'è il talento dell'artista, che sia tutto nella semplicità di un incontro, tutti sono protagonisti, è questo l'abracadabra dell'evento, il visitatore non è più fruitore passivo ma può scambiare il fluido di energia con Marina Abramovic in un tempo breve, intenso che parrà eterno, il limite è il silenzio immobile non c'è tatto, entrambi i performer devono lottare con se stessi, vincere la forza che li vorrebbe attrarsi, toccarsi, parlarsi... no tutto deve essere invisibile  energia e quando si saranno alzati dalla sedia di legno razionale saranno più forti oppure sfiniti nel cuore e nelle membra questa è arte per la vita, non tutto si può avere bisogna scegliere fra energia invisibile e misteriosa oppure materia da vedere e da toccare, noi umani che vorremmo essere dominatori alla fine siamo solo parte di una cosa più grande di noi la viva terra, l'aria l'acqua il fuoco e ogni altro elemento naturale.
 
Non siamo nulla al confronto lo dobbiamo ammettere e forse solo unendo le nostre paure e virtù saremo migliori, questo è quello che secondo me ho visto nella ricerca di  Marina Abramovic. A questo punto Io, Mario e Franco lo sappiamo abbiamo fatto un pò i furbastri, avevo con me la tessera giallorossa dell'AS Roma, lo so ora direte che è una cosa vecchia, che lo fece pure Alberto Sordi in una scena di un film, sì ma che ci posso fare, a ognuno la sua arte sta di fatto che mentre stavamo in fila ad aspettare il nostro turno ho mostrato il documento adducendo che Franco zoppicava in quanto infortunato ed io e Mario in quanto Assistenti Romani eravamo addetti al suo sostegno fisico e non potevamo sostare a lungo in piedi quindi maramaldi noi birbanti abbiamo eluso la fila e preso il posto davanti all'artista sedendoci non sulla sedia razionale ma su una panchina portataci dal personale Americano, a questo punto l'artista ci guardava, noi la guardavamo come da copione muti e fermi ma come la mettiamo con la libertà di espressione? Come la mettiamo che ognuno può dire liberamente la propria opinione e così abbiamo tirato fuori dei fogli dove avevamo fatto un disegno esplicativo in quanto non potevamo usare le parole, quindi io avevo disegnato un piatto di spaghetti e con mimica teatrale muovendo a rotazione indice e medio della mano destra volevo dire all'artista "Dopo ci andiamo a far due spaghetti?
 
Franco invece che durante la trasferta era molto scettico aveva disegnato una tazzina di caffè fumante e così guardando Marina negli occhi indicando il caffè con il pollice destro la invitava ad andare a prenderlo insieme perchè voleva dirgli due parole, Mario ha semplicemente disegnato un punto interrogativo e alzando gli occhi al cielo come a dire "E adesso che facciamo?"  Avevamo rotto gli schemi, Marina Abramovic rimase prima sorpresa poi iniziò  a ridere, a ridere e tutti i visitatori intorno iniziarono a loro volta a ridere, era un colpo di scena così è la vita noi siamo piccoli attori sul palcoscenico di fronte all'universo, e così ci siamo alzati e diretti fra la gente intorno che ci guardava e ancora rideva forse  un giorno l'umorismo potrà salvare il mondo, io lo scrivente, Mario convinto, Franco ancora perplesso ritornammo sui nostri passi ascoltando James Senese con il sound che ci accarezzò l'anima, amici di Free-news.it per oggi abbiamo terminato, vi ringraziamo dopo quest'ultimo volo di fantasia e vi aspettiamo al prossimo artista, Walter Fest vi abbraccia con un grande ciaoooo.