Mar21082018

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Afro: "Porta Portese"

porta portese
 
Amici lettori di Free-news.it oggi la nostra diretta on-line si svolge in esterna, il nostro bar covo artistico di persone bizzarre per qualche giorno subirà un lifting ad opera di Totonno Squagliarella, inbianchino Napoletano che dipingerà le pareti laterali di color giallo limone, le pareti di fondo color fucsia sfumato al verde pastello e con il bianco latte e nuvolette rosa il soffitto, perciò amici della rete pazientate che ci trasferiremo nella gelateria di Franco, tutti meno Giovanna la Milanese che in questo frangente ha deciso di seguire in Messico il suo vicino di casa l'artista Giuseppe Troccoli per una mostra personale dedicata ad Herbie il Maggiolino tutto matto, che fra i due ci sia del tenero? Chi può dirlo, lo scopriremo solo al loro ritorno.Bene oggi parleremo dell'opera "Porta Portese" dell'artista Afro, vorremmo tanto offrirvi un gelato ma siamo on-line quindi dovrete solo provare ad immaginarlo, fatelo con i vostri gusti preferiti, ci penserà per voi Franco il gelataio più estroso del pianeta e dintorni che ha per tutti gusti bislacchi ad arte.
 
Ok. "Porta Portese" è un opera dell'artista Afro Libio Basaldella in arte AFRO, un olio su tela 145 X175 circa realizzata nel 1960, Porta Portese è lo storico mercato Romano nato nel dopo guerra, in quest'opera non c'è nulla che faccia immaginare la rappresentazione figurativa di un normale mercato fatto di gente che va e che viene fra banchi e merci varie, la genialità dell'autore è nel fatto che ha dipinto un immagine che aveva nella sua testa una miscela di ricordi, tutto in un azione pittorica veloce ma equilibrata.
 
Afro ha vissuto a Roma fra gli anni '30 e i successivi dopo la fine delle ostilità, prima dell'evento bellico  la vita artistica di questa città era vitale come ogni colore che ammirava intorno a sè, come la storia passata e presente come il fascino della "caciara" urbana, poi venne il dopo guerra e il periodo passato all'osteria dei pittori della Via Flaminia nelle serate a sognare la nuova arte e a bere vino mentre Porta Portese era allora come una calamita che attirava ogni domenica gente curiosa e rumorosa, però Afro nella sua mente da artista non vede le bancarelle, la calca della gente che cammina lenta aguzzando la vista per cercare l'affare, i palazzi sono muti spettatori, e non vede il cielo azzurro di Roma sopra la testa, Afro di tutto ciò mantiene nella testa e nel cuore  un ricordo che porterà con se negli anni '50 quando si trasferirà negli USA e fra Roma e la 57esima strada di New York c'era una distanza enorme, troppa differenza per non influenzare la sua arte.
 
In quest'opera realizzata negli anni '60 c'è la Roma dei suoi ricordi espressi in chiave moderna, tutto è jazz, sovrapposizione di forme al ritmo incessante della città Americana, mi sembra di sentire nelle orecchie un sassofono, una tromba un clarinetto, una voce nera intensa, vibrante canta in un club, è Jazz a colori eppure nella memoria di Afro c'è un Romano un uomo, ecco io lo vedo è là al centro dell'opera in rosso ne vedo i capelli arruffati e spettinati sulla testa, il suo sguardo è rivolto alla destra dell'opera con un ghigno che gli storce la bocca, è l'uomo del banco della robba vecchia che sembra dire a chi indugia nell'acquisto "A regà ma allora stà majetta la voi o nun la voi? Daje nun me fà perde tempo!".
 
E' un uomo scarso di complimenti apre il banco alle prime luci dell'alba e tiene d'occhio vigile le mani furtive, il commerciante navigato vende la sua merce al banco del mercato di Porta Portese e alle sue spalle c'è il muso del cavallo che ha tirato il carretto della mercanzia nella notte con le ruote a rompere il silenzio sui sampietrini Romani in attesa che il boom degli anni '60 avessero prodotto automobili per tutti. 
Intorno ai protagonisti del mercato ci sono i colori astratti dal passare degli anni, tinte tenue, giallo, rosa, grigio, un blu che sembra nero, un celeste sfumato a un bianco sporco, è il movimento, lo spazio temporale, gli anni passati, dinamismo che smaterializza i colori, solo il ricordo del rosso di passione nell'uomo e del cavallo bianco è netto, tutto il resto è astrazione, queste sono le impressioni che ho trovato nella Roma che non c'è più, dipinta da un artista che aveva visto un altro mondo e imparato un altro linguaggio.
 
-Franco me lo passeresti un bel cono cioccolato, zabajone, melone e panna?
-oh, sì ecco quà.
Voi non potete vederli ma tutti i miei compagni di avventura sono stati silenti in questa mia descrizione, troppo impegnati a mangiare gelato alle mie spalle, è stata una scelta felice per loro che ci siamo traferiti in una gelateria, sono stati così appassionatamente deliziati a gustare il gelato che mi ascoltavano senza muovere un ciglio, ora mi siedo anch'io con il mio gelato fra le mani pensando che queste sono fra le cose belle della vita, un' opera d'arte, un gelato da gustare lentamente, un click con la memoria sulla musica di Lucio Battisti e con un sorriso Walter Fest anche per oggi vi dice ciaooo, vi aspetto al prossimo artista.