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Spettacolo

Non è successo niente: le paure si esorcizzano sul palcoscenico

Non è successo niente
 
In scena al Teatro Trastevere a Roma
 
Qual è la visione che si ha del mondo superati i trent’anni? Come si esorcizzano le proprie paure? Non è successo niente, liberamente ispirata dalla raccolta di racconti di Nicolò Targhetta, è stata riadattata e diretta dalla giovane regista Nicoletta Conti e messa in scena dalla compagnia dell’associazione culturale Sipario su Roma al Teatro Trastevere.
Non è successo niente è un insieme di storie brevi condite da ironia e cinismo, che fanno riflettere sull’esistenza, sul profondo significato della parola vivere e sul di felicità.
 
Nico è un tipico trentenne di oggi. Disoccupato, un po’ infantile e a volte anche pigro e incompreso. Si arrangia con le ripetizioni, avendo una laurea in scienze della comunicazione -  e non in materie scientifiche come richiede la società -  ma sopravvive più che vivere. Per fortuna viene in soccorso l’amore. La dolce metà con cui prendersela, fallire insieme, guardare serie tv, giocare, riflettere sul tempo che passa e a fatica sognare il futuro, per non soccombere alla solitudine. Perché sembra che non succeda niente, invece le cose ad un certo punto accadono.
 
Ci sono momenti in cui il monologo interiore del protagonista la fa da padrone, e altri in cui l’atmosfera si fa surreale, onirica e compaiono delle figure primitive e mitologiche alla ricerca di un senso.
L’ironia non è solo un filo conduttore, è la chiave per esorcizzare le paure dell’essere umano, anche quelle che pensiamo di non avere. Le brevi storie che si susseguono sulla scena lasciano lo spettatore sempre senza una vera e propria soluzione, rimane un punto interrogativo.
Tra le tematiche che accomunano gli sketch, la crescita interiore e intellettuale, soprattutto del protagonista, che ancora deve trovarsi un posto nella società, i dialoghi con amici o persone incontrate al bar ad esempio, o personaggi storici come Marx  e Engels, le cui vicende si intrecciano a quelle contemporanee.
 
Oltre a riflettere, si ride, un riso spesso amaro, a volte libero e dettato anche dalle espressioni dialettali.             
Situazioni di coppia, fatti di vita quotidiana, ricerca di lavoro: vicende che qui vengono estremizzate e ci fanno ridere. Sono messe a nudo le paranoie dell’uomo, i limiti e i difetti.
Le scene hanno tutte un ritmo incalzante, l’attenzione non crolla mai. L’intervento del surreale a volte non è di immediata comprensione. Efficace la resa drammaturgica dei dialoghi.
Una nota di merito a tutti gli attori per la presenza scenica e l’interpretazione. Il messaggio finale? Chi si accontenta gode… così e così. Ma in fondo, non è successo niente.
 
Eleonora Persichetti