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Cultura

Il fascino arcaico della Sardegna e l’arte gestuale

Schirru-sardegna



Intervista a Luisa Schirru


Classe 1966, Luisa Schirru nasce a Nurri, nel centro della Sardegna; cresce in questo luogo di laghi incantati, nuraghi e dolci colline. Adolescente, lascia il suo paese di origine per trasferirsi a Cagliari, la "Città Bianca", millenaria e tutta in salita, dove si forma come pedagogista.
Si occupa di cooperazione sociale e, proprio la rielaborazione del contatto con i bambini, crea il suo linguaggio artistico. Un curriculum che vanta la partecipazione a diverse mostre in gallerie e musei Europei. "Distanze occupate" del 2009 allo Spazio Mk di Cagliari è considerata la personale di punta di Luisa Schirru in termini di apprezzamento critico, pubblico nonché affettivo per l'artista stessa. Le sue opere saranno inserite nel 56° Catalogo di Arte Moderna 2020, presentato a Milano il prossimo mese di Novembre. Vive e lavora a Cagliari.

LA TUA PITTURA È FATTA DI GESTI, DI SEGNI E DI MATERIA COLORATA. COSA PREVALE, E PERCHÉ?
"È nella complicità di tutti questi elementi che si concretizza la mia pittura. Nell'intimo legame che tra loro si crea, nel dialogo e talvolta nel conflitto che tra loro si consuma. Infine ognuno di loro, segno, gesto, colore, trova il proprio spazio, il proprio senso generando paesaggi interiori, racconti, impressioni".

CON IL SUO PASSATO LEGGENDARIO E I SUOI ENIGMI IRRISOLTI, QUANTO C'È DELLA TERRA DI SARDEGNA NELLA TUA ARTE?
"Mi piace rispondere prendendo in prestito le parole di Maria Lai: "... Ho dietro di me millenni di silenzi, di tentativi di poesia, di pani per le feste, di fili di telaio... " e aggiungo, di profumi, di fortezze, di luce accecante, di "ramadure"(Infiorate. Nello specifico sardo è un rito espletato nella fase finale della processione, con il quale si omaggia Sant'Efisio nel suo passaggio nella città di Cagliari) e di "ballo tundu"(Danza circolare. La danza maggiormente diffusa e quella che identifica la totalità delle danze tipiche dell'isola), di cieli stellati, di miti e racconti. Più che una suggestione credo che nei miei lavori si possa ritrovare la forza evocativa che ogni singolo frammento che richiama la storia della mia terra ha in sé. Riconoscere le proprie origini conferisce una grande forza che si riversa tutta su ciò che si crea".

UNA DELLE ARTISTE SARDE PIÙ RAPPRESENTATIVE NEL PANORAMA INTERNAZIONALE È MARIA LAI. IL SUO GIOCO DI INTRECCI, DI CUCITURE E DI FILI DA INSEGUIRE, QUANTO ISPIRANO LA TUA PITTURA?
"L'intenzione narrativa di cui le opere di Maria Lai sono cariche, è certamente per me, la principale fonte di riferimento, non tanto nell'aspetto semplicemente tecnico del narrare ma nella restituzione di un'armoniosa gestualità: fili che intrecciano altri fili, trame che in un ritmo cadenzato, sposano fili e srotolano narrazioni che creano relazioni. Le mie trame sono le stesure di colore e i fili sono rappresentati dai segni, dando luogo ad una pittura intima, silenziosa, senza troppe concessioni alla parola, dove sono i tratti essenziali a conferire senso all'opera, il colore a favorire l'immersione immaginativa... e così la funzione narrativa si realizza".

LA MEMORIA, IL TEMPO, IL SILENZIO, LA NOTTE, COME INFLUISCONO NEL TUO IMMAGINARIO DI ARTISTA?
"Il buio, per me, rappresenta la dimensione della ricerca, il luogo nel quale ci si apre ai sentieri del non detto, lo spazio nel quale in un corpo a corpo con ciò che indistintamente lo abita si dà forma alla luce. Il tempo dentro questa dimensione non ha barriere, il continuum tra passato e presente è assicurato dalla memoria, dal ricordo. La notte è quella immaginata da Sergio Atzeni nel suo romanzo "Passavamo sulla terra leggera ", quella in cui i "danzatori delle stelle " arrivano fino a Tiscali confidando nell'abbraccio caldo e protettivo della terra e nell'idea di mistero che viene dalla sfera celeste, nel sogno rivelatore che conduce al mito".
L'artista prosegue il suo lavoro cercando costante il ritorno alle origini per nutrirsi di nuove immagini.

Redazione