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Il sogno di volare dei fratelli Wright

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 Era il lontano aprile 1909 quando, per la prima volta a Roma, tra l’incredulità e la curiosità dei presenti, un uccello metallico si alzò in volo. L’ evento straordinario conservato negli annali storici é riportato alla memoria da alcuni studi di Gaetano Bellucci.Come pista di decollo fu scelta un’immensa distesa verde, la tenuta di proprietà del conte Macchi de Cellere, dove qualche dopo, nel 1927, sarebbe sorto l’aeroporto di Centocelle. A pilotare il velivolo fu Wibor Wright, un vero mito dell’epoca, colui che aveva costruito insieme al fratello Orville il primo aeroplano capace di volare; Wibor Wright si trovava a Parigi, per promuovere la sua invenzione (Kitty Hawk U.S. 17/12/1903), quando fu invitato a Roma da una cerchia di persone ben in vista, un club di aviatori tra cui figuravano: Sidney Sonnino, Giovanni Torlonia, Filippo Doria.  

In verità, tentativi di volare erano stati già fatti in precedenza. Data appena un anno prima un clamoroso fiasco: un aereo con a bordo Leon Delagrange si sollevò appena  dal suolo per subito atterrare. L’evento che aveva suscitato un tale scalpore, ispirò i seguenti versi: “pieno de boria s’arzò quanro na’ pianta de cicoria…”, versi scritti forse dal Trilussa o da Sor Capanna.
 L’aeroporto di Centocelle detiene altri due importanti primati. Da qui partì, nel 1917, il primo esperimento di posta aerea: fu scelta la rotta Roma-Torino e si trasportarono due quintali di posta in un tempo record per quei tempi: 4 ore e 3 minuti; si concluse che le consegne postali potevano svolgersi con regolarità. 
Il secondo primato è legato al nome della contessa Mary Macchi di Cellere, la prima italiana a volare. Il 24 aprile del 1909 salì coraggiosamente sul velivolo insieme  a Wright e salutò il mondo dall’alto.
L’aeroporto di Centocelle dedicato all’aviatore Francesco Baracca, fu il primo a collegare la città di Roma con voli nazionali. Venne chiuso al traffico aereo alla fine degli anni 50.
Oggi, da qui decolla solo qualche rumoroso elicottero militare che nulla ha a che vedere con la poesia di quel primo volo, con l’atavico sogno dell’uomo di librarsi in aria e volare. 
Angela Francesca D’Atri