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Cultura

La casa della Augusta Elena

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La villa, costruita intorno al 300 d.c., ai tempi aurei dell’Impero Romano, sorgeva tra la Via Tuscolana e la Via Casilina, dove oggi c’è l’aeroporto di Centocelle.
Due  lauri, residui di un antico bosco, davano il benvenuto  agli ospiti della sontuosa villa della Augusta Elena, madre dell’Imperatore Costantino (assiso sul trono di Roma dal 306 al 337 d.c.).
 
 La villa è oggi nota con il nome di Tor Pignattara; è chiamata così perché la cupola, oggi visibile solo in parte, è stata costruita con delle anfore rovesciate, per alleggerire la struttura.
Era situata al centro dei vasti possedimenti della Augusta Elena. Tali proprietà imperiali, frutto di una donazione dello stesso Costantino alla madre, comprendevano tutto il terreno agricolo dalla Porta Sessoriana (Porta Maggiore), lungo la Via Prenestina, Via Latina, fino a Monte Cavo.La dimora, costruita all’inizio dell’Impero, fu ristrutturata in epoca Adrianea. Era divisa in vari ambienti, destinati alla residenza, al soggiorno, ed ai servizi; e, in considerazione della spiccata vivacità culturale dei patrizi romani,vi era una grande cavea destinata agli spettacoli teatrali.
 
Qui, nella pace della campagna, lontana dal caos cittadino, perché già a quei tempi Roma era una frenetica città, l’Augusta Elena vi trascorreva il suo tempo libero, si dedicava ad attività culturali curando al tempo stesso i suoi interessi economici. Una folta schiera di lavoranti si occupava della coltivazione degli orti, dei vigneti, degli uliveti e si allevavano animali da cortile, anche specie rare destinate a banchetti raffinati. Non lontano dalla villa, secondo quanto attestano alcuni studiosi, tra cui il Tomassetti, nella zona denominata “AD Duas Lauros” (chiamata così, o per la presenza di due alberi di questo tipo, oppure a seguito di una decorazione con doppio lauro) sorgeva un campo  militare: “Campo Marzio”. Qui, la guardia a cavallo degli imperatori romani, gli “Equites Singulares” (erano in mille, i migliori soldati, e venivano reclutati in ogni provincia dell’Impero) si esercitavano per garantire, in battaglia, la sicurezza personale dell’Imperatore; dai loro alloggiamenti di servizio, “Centum Cellae”, deriva il popolare nome dato al quartiere. 
 
Oggi c’è un aeroporto e qualche rovina, dove un tempo c’erano fasto, decoro e due lauri, il cui  profumo  ci sembra di percepire ancora, misto all’odore acre del fumo, che scivola via dagli elicotteri, che atterrati qui, subito riprendono il volo.
Angela Francesca D'Atri
 
FONTE: studi di Gaetano Bellucci.