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Diritti e Doveri

Roba da gatti

gatto persiano

 

Alle volte i delitti più efferati rimangono nascosti nei faldoni polverosi dei Tribunali mentre noi, ignari, conduciamo la nostra vita senza nulla sapere delle malefatte che avvengono nel mondo ad opera di nostri connazionali.Il fatto in questione è di quelli da far rizzare il pelo…capirete il perché..
 
E’ il dieci maggio 2012, siamo sulle alture di Pec, in Kosovo, nella base italiana, una giornata come tante altre. La dottoressa Barbara Balanzoni, tenente medico, in servizio presso l’infermeria, viene raggiunta da una telefonata: alcuni soldati chiedono il suo intervento perché una gattina ha delle difficoltà a partorire. Al momento gli organi ufficiali non hanno fornito il nome della gatta, stante la delicatezza della missione all’estero, ma alcune voci, trapelate, riferiscono che, pare, il suo nome fosse Agata, ma  che fosse solita farsi chiamare, in gergo, Micetta. Pare anche fosse solita tenere un comportamento non consono alla base militare e che fosse sua abitudine fare le fusa in modo provocatorio. Ignote le generalità del padre che pare se ne sia andato con la coda tra le zampe.
 
Tornando alla vicenda, l’ufficiale medico si reca presso la partoriente e, con idonee manovre, ultima il parto, estraendo, ahimè, un feto senza vita. A questo punto la gatta si rigira e la ferisce lievemente ad un dito, provocandole un piccolo taglio. Qualcuno tra gli astanti, allibito da tanta efferatezza e conscio della gravità del fatto, urla “Non dire gatto se non l’hai nel sacco!”.
 
La dottoressa, per nulla conscia  della nefandezza del suo gesto, torna in infermeria, comunica al capitano suo superiore l’evento infausto ed, a bordo di autoambulanza militare, si reca presso l’ospedale militare per farsi inoculare un vaccino a copertura delle possibili infezioni trasmesse dalla puerpera. Nel contempo il capitano avvisa il  suo superiore il quale, riferiscono le fonti, a gran voce, tuona “Qui gatta ci cova!” e, al ritorno della ferita, comunica all’improvvida, che verrà denunciata per disobbedienza.
 
 La Balanzoni, tenta di giustificarsi ma il comandante, sempre secondo alcune fonti, la zittisce dicendo: “Non me ne frega un gatto…Lei sa che non si possono curare animali perché si rischia di farsi infettare e di infettare i soldati…si arrangi, ora sono solo gatti suoi”. Ma per la dottoressa i problemi non sono finiti: dopo pochi giorni le viene contestato l’utilizzo dell’ambulanza per andare all’ospedale, in quanto non mezzo idoneo. Pare, notizia riferita da fonti qualificate, che la donna, rimpiangendo di non avere usato un kayak od una slitta, abbia detto “Questa sì che è una bella gatta da pelare” e, dopo aver dato mandato al suo legale di fiducia, l’Avvocato Gatto dott. Silvestro, si sia chiusa in un deciso silenzio.Lo Stato Maggiore Difesa ha comunicato che la dottoressa verrà giudicata, il 7 febbraio 2014, per diffamazione ed ingiuria e non per disobbedienza. L’imputata nega ogni addebito.
 
Nota positiva: la dottoressa Balanzoni, tornata al suo lavoro di anestesista, ha ricevuto, con gran piacere, la cittadinanza onoraria dal Sindaco della città di Gattinara, in provincia di Vercelli. Agata, ristabilitasi completamente, è stata notata da un noto regista americano che, affascinato dalle sfumature dei suoi occhi, le ha proposto, per la prossima estate, una riedizione del film “La gatta sul tetto che scotta”.
Fabrizio Corbera