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Sanità malata nel Lazio

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 Pubblichiamo la seconda parte dell'intervista al consigliere Fabrizio Santori, membro della Commissione Sanità alla Regione Lazio.

 D. Consigliere, la Giunta Zingaretti si è insediata da un anno ma i problemi dei cittadini rimangono gli stessi. Soprattutto sulla Sanità. Tagli su tagli. La situzione è drammatica in provincia di Roma dove chiude un pronto soccorso dopo l'altro, con reparti che  vengono accorpati. Infinite le liste d'attesa. Che cos'altro dobbia aspettarci?
 
R. Intanto c'è molta confusione, perchè Zingaretti continua  a prendere decioni passando per i decreti attuativi del Commissario (in qualità di commissario ad acta per la sanità). Pochi provvedimenti passano all'interno della commissione Salute di cui sono membro. Le decisioni sono confuse, non si ascoltano le realtà territoriali, i cittadini, i pazienti, gli utenti delle strutture sanitarie, i sindacati. Sono tutti molto insoddisfatti. 
 
D. Cosa ci dice delle liste d'attesa?

R. Nulla è cambiato sulla questione delle liste d'attesa. Ancora si superano i sei mesi per un'analisi molto importante come l'ecodoppler. Il tempo di attesa, girando tutti gli ospedali è di 6-7 mesi. I pronto soccorso continuano ad essere sovraffollati. Non ci sono proposte concrete all'interno del Consiglio. Si continua a viaggiare a tentoni, con decisioni spot, con annunci fatti da Zingaretti. Questo vale anche per il discorso delle otto Case della salute di cui si era annunciata l'apertura entro dicembre 2013, senza ottenere risultati. Un altro fallimento della giunta Zingaretti, della sua cabina di regia.  
 
D. Quali ospedali chiuderanno?

R. Non sappiamo quali ospedali chiuderanno, però sta di fatto che è stata annunciata la chiusura di oltre mille posti letto, e quindi le strutture chiuderanno. Questo comporterà la mancanza di servizi per il cittadino. Noi pensiamo che non bisogna risparmiare sulla salute e quindi occorre rinegoziare il piano di rientro a livello nazionale e soprattutto rivedere il turn over. Da anni non c'è possibilità di assunzioni, quindi c'è carenza di infermieri e medici in particolare nelle strutture di emergenza. Non si è saputo fare un monitoraggio spostando personale laddove serve, non nei laboratori dell'intramenia ma nelle strutture dove la gente va per curarsi.
 
D. Soffermiamoci sui tempi di attesa al Pronto soccorso. Nella Commissione Salute  di cui lei fa parte è stato recentemente presentato uno studio. E' emerso un quadro sconsolante. Quale potrebbe essere la ricetta per rendere più funzionali i Pronto soccorso?
 
R. Servono 3 mosse: sblocco del turn over e aumento del personale all'intermo dei pronto soccorso, infermieri e medici, questo anche con un monitoraggio interno delle risorse, perchè molte risorse sono state posizionate in luoghi dove non serve la loro presenza, o meglio serve in forma ridotta. Chi per anni non ha frequentato luoghi di emergenza deve tornare a fare quel tipo di lavoro. Inoltre, serve uno screaning generale sulle persone che dichiarano di non poter fare determinati lavori. 
 
D. In che senso?

R. Ci sono diverse denunce alla Procura della Repubblica fatte dai direttori delle Asl e degli ospedali, che chiedono alla Regione d'intervenire con controlli legati ad alcuni certificati medici presentati dai dipendenti in cui dichiarano che non possono fare dati lavori, che non possono vedere il sangue, perchè si stressano. Magari possono esserci questi casi, però non con queste percentuali così alte, vanno assolutamente verificati. 

Angela Francesca D'Atri