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Spettacolo

L'importanza di chiamarsi Ernesto

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 Ernesto é un nome come un altro ma dal suono  irresistibile per le donne, almeno in quest'ultima commedia riuscitissima di Oscar Wilde definita la più bella commedia di tutti i tempi.

Earnest in inglese significa onesto, sincero e ha la stessa pronuncia del nome di battesimo Ernest. Su questa assonanza si basa l'intero spettacolo. Siamo in piena era vittoriana, nel fasto e nella noia che contraddistingue l'Inghilterra di quei tempi, in un'epoca basata sull'ostentazione dell'apparenza, l'ipocrisia, la superficialità.

Ecco dunque svelarsi l'importanza di chiamarsi Earnest, un nome che rievoca importanti virtù. Con questo paradosso, Wilde mette in luce lo stile e le convenzioni, la stupidità della forma sociale, l'ipocrisia dell’alta società, il vano romanticismo infantile di alcune giovani donne. I personaggi si muovono sulla scena consci di vivere in modo fin troppo superficiale. Dunque quale altro miglior nome fittizio assumere per chi in realtà è solo un bugiardo?

Earnest! Questo il nome finto prescelto da Algernoon (l'androgina Marianella Bargilli) e da Jack (Geppy Gleijeses), due aristocratici amici che basano la loro vita sulla menzogna. Algernoon ha inventato un finto amico di nome Bunbury, di salute cagionevole che gli permette di sfuggire a i suoi impegni quotidiani. Jack, tutore della giovane Cecily (Giordana Morandini), vive in campagna e ha creato l'esistenza di un finto fratello di nome Earnest, a cui va in visita ogni volta che si annoia. Jack, che quando si reca in città è noto col nome di Earnest, ama Gwendolyn (Valeria Contadino), la cui madre Lady Brackenell (Lucia Poli) non lo accetta come pretendente inquanto orfano. Un bel giorno, Algernoon, facendo finta di essere lo scapestrato fratello di Jack, arriva nella sua villa di campagna innamorandosi perdutamente di Cecily, una ragazza ingenua che ha sempre desiderato di fidanzarsi con un uomo chiamato Earnest. Da qui, iniziano i colpi di scena con  una serie di equivoci e scambi di personalità fino alla lieta conclusione dello spettacolo.

Allestita nel 2000, “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, è una commedia frizzante, gioiosa, che fa sorridere e anche riflettere, ricca di quegli aforismi di insensata saggezza che hanno reso celebre Wilde.

Angela Francesca D'Atri

L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO 
di Oscar Wilde 
traduzione Masolino D’Amico 

regia Geppy Gleijese
Teatro Quirino Vittorio Gassman con repliche fino al 16 marzo 2014