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Frida Kahlo in mostra alle Scuderie del Quirinale

kahlo love embrace
Frida sulla panchina bianca New York 1939
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kahlo tehuana

 

Dal 20 marzo al 31 agosto 2014 le Scuderie del Quirinale a Roma ospitano la mostra della celebre pittrice messicana Frida Kahlo, a cura di Helga Prignitz-Poda.

L'esposizione è un viaggio attraverso l'intera vita dell'artista: dai primissimi agli ultimi e sofferti lavori. Le numerose opere esposte sono una raccolta  di  collezioni private e pubbliche provenienti dal Messico, dagli Stati Uniti e dall'Europa. Tra gli altri, sono presenti i lavori d'arte  Autoritratto con vestito di velluto 1926,  Autoritratto come Tehuana (Diego nei miei pensieri) 1946, L'amoroso abbraccio dell'universo 1949. La mostra ospita anche alcune opere del marito della Kahlo, Diego Rivera, e una collezione fotografica  del suo amante e rinomato fotografo Nickolas Muray che ritrae Frida nei suoi immancabili e coloratissimi vestiti da Tehuana. Ma chi era Frida Kaho?
 

Frida nasce nel luglio 1907 a Coyan, in Messico, anche se lei  sosteneva di essere nata nel 1910, poiché si sentiva profondamente “figlia” della rivoluzione messicana di quell'anno e del Messico moderno. L'artista  nata con la spina bifida, a 18 anni rimane vittima di un incidente stradale tra un autobus su cui viaggiava e un tram, a causa del quale riporta gravi fratture: 2 alle vertebre lombari, 5 al bacino, 11 al piede destro e la lussazione del gomito sinistro; inoltre un corrimano dell'autobus le entra nel fianco e le esce dalla vagina. Costretta a numerosi interventi chirurgici e successivamente ingessata, trascorre anni di riposo a letto. In questi anni di riposo forzato, legge avidamente libri sul comunismo e si fa montare uno specchio sul soffitto all'altezza del letto in modo da potersi ritrarre. Dopo la rimozione del gesso, porta i suoi dipinti dall'illustre pittore (anch'esso messicano) Diego Rivera per una critica. Rivera ne rimane oltremodo colpito e la introduce nel mondo artistico e politico del Messico di quegli anni. Non molto dopo, Frida diventa sua moglie e condivide con lui anni di passioni e tradimenti. La Kahlo, lanciata inizialmente da Diego Rivera, arcinoto artista del suo tempo, stupirà l'intera scena artistica mondiale superando di gran lunga il consorte. Pablo Picasso scrivendo a Diego Rivera affermò “Né Derain, né tu, né io siamo capaci di dipingere una testa come quelle di Frida Kahlo”. Difatti, non è facile svincolarsi dalle potenti emozioni provate dinanzi un dipinto dell'artista. 

L'arte di Frida è egocentrica: “dipingo me stessa perché trascorro molto tempo da sola e perché sono il soggetto che conosco meglio” afferma. Trasmuta incredibilmente la sua misera esistenza, in singolare arte. Respinge l'etichetta di surrealista poiché lei dipinge la sua realtà il cui sfondo  è rappresentato dai luoghi in cui la sua vita si svolge, e quindi principalmente il Messico con la sua vegetazione, le sue case e  richiami sporadici alle culture Maya e Azteca. La tradizione artistica messicana è fortemente presente nei colori accesi, nel tema di vita e morte (sole e luna) e nell'intensità espressiva di Frida. Tuttavia, la pittrice è un gradino al di sopra di altri artisti a lei contemporanei: tutto ciò che definisce l'arte è sua competenza e viene usato con maestria nelle tele e nelle tavole che lei trasforma in indimenticabili immagini, curate nel minimo dettaglio e arricchite dalla variazione delle linee e dei colori che da opachi diventano lucenti e da intensi a trasparenti.  Lo sguardo corre velocemente senza interruzioni sulla scia che il suo miracoloso pennello ha saputo creare. L'occhio che vi si sofferma ne rimane appagato, conquistato e incuriosito, poiché nell'arte di Frida si svela la sua tribolante esistenza attraverso dettagli che lei pone in maniera inaspettata che si mescolano e tuttavia discernono dall'intero. 
 
Frida Kahlo visse intensamente, spesso in modo discutibile, tra amanti, alcolici e dolori strazianti dell'anima e del corpo, non ultimo il suo desiderio inappagato di riuscire a concepire una nuova vita. “Attendo con gioia la mia dipartita. E spero di non tornare mai più”, scrive sul suo diario poco prima di morire (1954). Di lei ci rimane la profonda ed intensa impronta che ha lasciato nei suoi formidabili dipinti esposti fino alla fine di agosto alle Scuderie del Quirinale a Roma. 
Adele Patrizia D'Atri