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Dublino, sulle tracce di James Joyce

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Di Dublino ricordo il romantico Liffey, il verde di Phoenix Park e di aver camminato a lungo sulla O'Connel Street alla ricerca della statua dello scrittore James Joyce nato qui nel 1882. Prima di andare in Irlanda, mi chiedevo perché mai Joyce avesse scritto “Gente di Dublino”. Mi chiedevo come fosse sul serio la gente di questa capitale europea. Certo una mini vacanza di quattro giorni non consente un'analisi sociale di alto livello, però ad un rapido sguardo le persone di Dublino sembrano essere conviviali, inclini alla risata e al vivere bene.

Gli irlandesi amano la musica e divertirsi. Tutte le grandi festività religiose, le antiche tradizioni celtiche, le corse dei cavalli, gli sport sono occasione per uscire, bere e divertirsi. Del resto, la passione per la musica ha permesso lo sbocciare di talenti come gli U2 e i Cranberries. Ma cosa fare a Dublino? Per chi ama la birra, ricordiamo che qui regna incontrastata la nera Guinnes, questo è il luogo ideale per assaggiare almeno una pinta. Dove? Consigliatissimi i famosi pub del Temple Bar, il quartiere trendy. Affollatissime già dalle cinque del pomeriggio queste birrerie sono ritrovo di ogni tipo di persone di qualunque età. I pub sono così numerosi che è impossibile non farvi almeno una tappa. Sono il nucleo della vita sociale ed è qui che si scopre la Dublino più autentica, specialmente la sera quando a suon di musica l'ambiente si vivacizza. Qui ci si riunisce con gli amici per discutere di qualsiasi argomento e ci s'invita reciprocamente, infatti raramente la gente riceve a casa. Ed è anche nei pub dove si possono assaggiare le pietanze tradizionali della cucina irlandese. Si tratta di piatti semplici e sostanziosi. Tra le carni più consumate il montone e il maiale, allevati già al tempo dei celti. Tra gli ortaggi primeggia il cavolo, alla base di uno dei piatti tipici quali il colcannon (il pranzo del coltivatore), una zuppa a base di purè di cavoli, patate, latte, burro e cipolle, pietanza proposta anche ad Halloween.

Il periodo per visitare questa città è senz'altro la primavera quando si può girare bene a piedi o in bicicletta. Camminando per le belle vie del centro si noteranno le tracce lasciate dai vichinghi, dagli angli-normanni miste alle impronte dell'architettura georgiana. Da non perdere il più bel viale della capitale O' Connel Street che conserva tutt'ora una sua magnificenza, teatro di sanguinosi eventi nel passato e oggi quartiere di cinema, teatri e di un mercato pittoresco. E tra una passeggiata e l'altra, per immergersi a fondo nel luogo non si potrà fare a meno di bere del tè allungato con il latte, la seconda bevanda nazionale dopo la birra, magari a Grafton Street bighellonando in questo piccolo paradiso dello shopping dublinese, alle prese con un vaso del rinomato cristallo irlandese, con un tipico maglione di lana o con un monile celtico da portare come souvenir.

Per capire la storia bisogna invece recarsi al Dublin Castle, il castello edificato da Giovanni Senzaterra nel 1204 e che rappresenta circa sette secoli di dominazione inglese. Per afferrare il senso della religione degli abitanti di Dublino affacciatevi alla cattedrale di San Patrick's, la più grande chiesa d'Irlanda edificata in pietra nel XIII secolo. La cattedrale accoglie le tombe di molte personalità, come quella del primo presidente d'Irlanda, Douglas Hyde. La tomba più celebre è però quella di Swift, autore dei famosi “Viaggi di Gulliver”. Infine, tuffatevi in un mondo di cultura visitando la Old Library una sontuosa biblioteca che si trova all'interno dell'università Trinity College. Per tornare al Liffey da cui ero partita, il romantico lungofiume, non lasciate la città senza aver attraversato la passerella di Ha' Penny Bridge, magari per poi fermarvi a cenare in uno dei tanti ristoranti che popolano le sponde del fiume, sono quelle piccole cose che poi non si sa per quale motivo restano nel cuore.
Angela Francesca D'Atri