Al Porto di Civitavecchia la Polizia di Frontiera ha portato a termine un'importante operazione che ha condotto all'arresto di un uomo ricercato a livello internazionale per gravi crimini di guerra commessi durante il conflitto nei territori della ex Jugoslavia.
Si tratta di un cittadino con doppia cittadinanza serbo-croata, 58 anni, destinatario di un mandato di cattura internazionale emesso nel corso del 2026 a seguito di lunghe e complesse indagini condotte dalle autorità croate. L'uomo è accusato di aver partecipato, come membro delle milizie della SAO Kraijina, ad operazioni di pulizia etnica durante la guerra serbo-croata degli anni Novanta.
L'operazione della Polizia di Frontiera
L'arresto è stato il risultato di un'attenta attività di analisi e controllo svolta dagli agenti della Polizia di Frontiera di Civitavecchia sui passeggeri e sui membri degli equipaggi delle navi in transito nello scalo laziale.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il ricercato si era costruito nel tempo una nuova identità, riuscendo a trovare lavoro come addetto alla sicurezza a bordo di una nave da crociera. In questo modo avrebbe tentato di sfuggire alle ricerche delle autorità croate.
Una volta accertata la sua presenza a bordo, gli agenti sono saliti sulla nave in abiti civili, confondendosi tra i passeggeri. Dopo aver individuato il sospettato, lo hanno bloccato e arrestato senza incidenti.
Le accuse: crimini di guerra e pulizia etnica
Secondo gli atti giudiziari che hanno portato all'emissione del mandato di arresto internazionale, il 58enne avrebbe preso parte alle operazioni militari delle formazioni paramilitari attive nei territori dell'autoproclamata Repubblica Serba di Kraijina durante il conflitto balcanico.
Il mandato di cattura lo indica come responsabile di violenze, deportazioni e uccisioni commesse contro civili croati. Tali azioni sarebbero state finalizzate a costringere la Repubblica di Croazia, proclamata indipendente il 25 giugno 1991, a rinunciare alla propria autonomia dalla Jugoslavia.
Le indagini sostengono inoltre che l'uomo avrebbe partecipato ad operazioni di pulizia etnica che portarono all'uccisione o all'espulsione forzata di migliaia di civili non serbi.
Il ruolo della SAO Kraijina
La SAO Kraijina (Regione Autonoma Serba della Kraijina) fu proclamata all'inizio degli anni Novanta in alcune aree della Croazia a maggioranza serba. Durante la guerra nei Balcani, le milizie legate a questa entità furono coinvolte in numerosi episodi di violenza contro la popolazione civile.
Il Tribunale Penale Internazionale per l'ex Jugoslavia ha in passato definito le azioni di alcuni leader di queste formazioni parte di una "impresa criminale comune", finalizzata alla creazione di uno Stato etnicamente omogeneo.
In attesa dell'estradizione
Dopo una breve permanenza nel carcere di Aurelia, l'uomo è stato trasferito in un'altra struttura penitenziaria. Ora resta in attesa delle decisioni dell'autorità giudiziaria italiana sull'estradizione verso la Croazia, Paese che ha emesso il mandato di arresto europeo.
L'intera operazione è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia, guidata dal procuratore Alberto Liguori.
L'arresto rappresenta un importante risultato nella cooperazione internazionale tra le autorità giudiziarie europee, dimostrando come anche a distanza di decenni i crimini di guerra continuino ad essere perseguiti dalla giustizia.